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Castelraimondo

-Cassero
Castelraimondo è stato edificato per necessità belliche, divenendo punto di collegamento per mezzo del suo Cassero con i comuni limitrofi su una linea difensiva di 10-15 Km. Il Cassero è un'imponente torre merlata, alta 36 metri, rastremata a tre "ncrocche", simbolo di Castelraimondo, è l'unico resto dell'antica fortezza sul quale rimangono incorporate successive parti di mura e una torre.
Il Cassero, torre di avvistamento avanzata del sistema dell'intagliata, linea di torri, fossati e muraglioni fatti edificare dalla signoria dei Da Varano a difesa della città di Camerino, per un tratto di 12 km da Pioraco fino a Torre Beregna, durante le guerre con i paesi vicini di Matelica e San Severino. Il Cassero di Castelraimondo, che tutt'ora domina sul territorio marchigiano, è ciò che resta di quella che doveva essere stata una bella fortificazione costruita nel Trecento. La torre, merlata ed alta più di 35 metri, era inserita in una costruzione fortificata di cui oggi restano poche vestigia: tratti di mura di cinta ora inglobati nella chiesa parrocchiale. La torre è divenuta invece la Chiesa del campanile di San Biagio
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-Castello di Lanciano
Si erge maestoso, circondato da secolare parco, sulla sinistra del fiume Potenza. Dell’antica e originaria costruzione, sono ancora ben leggibili alcuni apparati architettonici e decorativi come la torre trecentesca all’ingresso del cortile, con base a scarpa, la porta d’accesso alla rocca in posizione più ribassata, ascrivibile al ‘400, il porticato con un residuo d’affresco raffigurante la rosa malatestiana, una sala al piano terra decorata a fresco e riproducente scene di caccia e animali esotici...
Assieme ad una ventina di torri sparse nel territorio oggi il castello fa parte delle così dette rocche celesti, iniziativa della comunità montana di Camerino che, sfruttando la mancanza di inquinamento luminoso della zona, ha pensato di trasformarle in siti di osservazione della volta celeste.
Telefono attivo dalle ore 9.30 alle 12.30 - +39 331 392 7981
Indirizzo Loc. Lanciano
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Proprietà: Privata
-Chiesa della Sacra Famiglia
Il Sacro edificio ha una struttura tutta particolare. Le due travi a forma di “V” portanti il tetoo, poggiano su tre grandi plinti e sul campanile aperto mostrano le tre campane in verticale. Nell’ala di ingresso, la struttura presenta una grande Sacra Famiglia con un festone ornamentale, una grande vetrata posta all’atrio su cui si aprono un portone in lastre di ferro e due porte in legno che immettono nel sacro luogo. Ampia è l’unica navata con abside sopraelevato con altare, ambone e sede. Su una parete è allineata la Via Crucis e a destra, cinto da un muretto, è situato il onte battesimale. A sinistra dell’entrata, segregata da una grande vetrata, è la “Cappella jemalis” in cui è conservata l’Eucarestia in un artistico tabernacolo, affiancato da una tela con Vergine e Bambinello.
-Chiesa di San Biagio
Il castello, denominato di “Raimondo”(con molta probabilità in omaggio al Rettore Generale della Marca Anconitana dello stato Pontificio - al tempo di papa Clemente V -, Raimondo di Attone da Aspello, che consentì alla Città di Camerino ed ai nobili Manno de Labranca , capitano del popolo camerinese, e Berardo di Gentile da Varano il permesso di edificare castelli nel loro territorio per difendersi da Sanseverino Marche, Matelica e Fabriano) fu edificato negli anni 1311-1318, quale caposaldo difensivo del territorio della Città di Camerino, posto in prossimità della confluenza del torrente Lapidoso con il fiume Potenza. Detto castello, dalla forma planimetrica pressochè rettangolare, della lunghezza di m.300 e dalla larghezza di m.150, come si evince da una planimetria catastale del 1850 e dalle testimonianze architettoniche pervenuteci, possedeva la torre maestra (cassero,attualmente esistente) ed altre 10 torri situate lungo le mura (attualmente inesistenti: la torre, base campanaria, la torre ad nord-est inglobata nella casa parrocchiale e due torri mozzate poco più in alto del livello del piano viabile); al suo interno vi era insediato un presidio militare. Nel corso dei secoli l’interno del castello fu intensamente edificato, tanto è che, nel 1911, l’allora Amministrazione Comunale incaricò l’Ing. Filippo Amici per la redazione di un Piano di Risanamento del Vecchio Castello, poichè nella prima decade del secolo in corso si era verificata una mortalità del 3-4‰, contro una mortalità del 1-1,5‰, del restante territorio, dovuta alla tubercolosi, determinata questa dalle pessime condizioni igieniche dell’abitato, facilitate soprattutto dalla particolare articolazione degli isolati e dai limitatissimi spazi liberi fra di essi (a malapena pedonali) destinati a fogne a cielo aperto. L’attuale chiesa di San Biagio è il risultato nel corso dei secoli della trasformazione di una parte dell’edificato “intra moenia” del Castello e di diversi interventi di modificazione dell’originario impianto. Non esistono, al momento, notizie certe sulla data di costruzione della chiesa e della sua posizione planimetrica. Da alcuni elementi architettonici, situati lungo la parete sud-ovest, la torre campanaria e la torre nord-est si può comunque affermare che essa è stata edificata utilizzando alcune preesistenze del centro fortificato. La Chiesa di San Biagio è improbabile che sia stata costruita sopra ai resti di una originaria chiesa (una chiesa comunque doveva essere presente all’interno del castello), come in qualche guida storica riportato, o quantomeno, se fosse stata costruita su una preesistente chiesa, questa doveva essere di ridottissime dimensioni. Quanto sopra è dimostrabile sia dall’utilizzazione di un’antica torre di guardia e d’ingresso, quale base campanaria, sia dalla presenza dell’ossario, sotto il pavimento della chiesa, a ridosso della parete contro terra delle mura castellane, queste inglobate negli spazi dell’ex oratorio. Altro motivo che fa pensare l’originaria chiesa ubicata in posizione diversa dall’attuale, è il fatto che, proprio per ragioni difensive, sarebbe stato inopportuno e non strategico, dal punto di vista militare, costruire a ridosso delle mura castellane edifici a con funzioni diverse da quelle difensive o d’avvistamento. L’inopportunità di edificare fabbricati a ridosso delle mura castellane è valida anche per l’ex casa parrocchiale che viene citata in qualche fonte storica come il “Palazzo del Castellano che ospitava il Pievano ed i cappellani”1 Il primo documento che parla della presenza della chiesa di San Biagio nel “Castro Raymundi” risale al 1330; il secondo che dà certezza sicura della presenza all’interno del Castello risale alla Visita Pastorale, del 24.08.1603, dell’Arcivescovo Giovanni Severini-Giovannini, ove risulta il buon funzionamento della Chiesa di San Biagio “de Castro Raymundi” , quale sede parrocchiale dentro le mura del castello. A seguito del terremoto del 1799, la chiesa, come del resto molti altri edifici all’interno del Castello, subì notevoli danni, in particolare parte di essa ed il campanile, secondo quanto previsto dalla perizia redatta dall’Architetto Giacomo Cansoni, citata nella richiesta di contributi per la riparazione dei danni da parte del Pievano Mario Maddaloni. Nel 1802 il Card. Doria, attraverso il Governatore di Camerino, concesse di “riedificare” la chiesa e l’utilizzare delle pietre delle mura castellane che risultavano cadenti nella loro maggior parte e fradice.
Nel corso dei secoli l’interno del castello fu intensamente edificato, tanto è che, nel 1911, l’allora Amministrazione Comunale incaricò l’Ing Filippo Amici per la redazione di un Piano di Risanamento del Vecchio Castello, poichè nella prima decade del secolo in corso si era verificata una mortalità del 3-4%, contro una mortalità del 1-1,5%, del restante territorio, dovuta alla tubercolosi, determinata questa dalle pessime condizioni igieniche dell’abitato, facilitate soprattutto dalla particolare articolazione degli isolati e dai limitatissimi spazi liberi fra di essi destinati a fogne a cielo aperto.
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-Chiesa di San Giovanni
Dalla frazione ed antico castello fortificato di Castel S. Maria (l'antica S. Maria in Monte), dall'incrocio posto al di sotto delle mura nel quale si separano Ia provinciale per Matelica e la strada comunale per Ia frazione di Sant 'Angelo, in località Fonte vecchia inizia una stradina bianca. Percorrendo questa strada per breve tratto, si scorgono in alto sulla sinistra i pochi resti di un antico edificio. Qui, a mt.846 s.Lm. sorgeva l'antica chiesa di San Giovanni, riscontrabile nella documentazione almeno a partire dal XV secolo. La chiesa, definita anche San Giovannino, pur nella grande rovina, mostra tuttora particolari architettonici interessanti come archi in cotto a tutto sesto o ribassati e un rosone in cotto, tamponato. I muri, realizzati con conci di calcare e con grossi quantitativi di mattoni, denotano vane e successive fasi di restauro dell'edificio. La chiesa presentava un'unica navata ed un piccolo presbiterio, entrambi rettangolari, nonchè un tetto a capanna crollato ed una volta a botte nelI'abside della quale rimangono scarse tracce. ( F . MONTESI).
Percorrendo questa strada per breve tratto, si scorgono in alto sulla sinistra i pochi resti di un antico edificio. Qui, a mt. 846 s.l.m. sorgeva l'antica chiesa di San Giovanni, riscontrabile nella documentazione almeno a partire dal XV secolo. La chiesa, definita anche San Giovannino, pur nella grande rovina, mostra tuttora particolari architettonici interessanti come archi in cotto a tutto sesto o ribassati e un rosone in cotto, tamponato. I muri, realizzati con conci di calcare e con grossi quantitativi di mattoni, denotano vane e successive fasi di restauro dell'edificio. La chiesa presentava un'unica navata ed un piccolo presbiterio, entrambi rettangolari, nonchè un tetto a capanna crollato ed una volta a botte nell'abside della quale rimangono scarse tracce. (F. MONTESI)